Voghera

Cenni geografici

Il territorio di Voghera è situato nella parte sud-occidentale della Lombardia, a sud del fiume Po. Sorge sulle rive del torrente Staffora nel lembo iniziale della pianura padana, a pochi chilometri dall’inizio della prima fascia collinare. La città si trova all’altezza del 45º parallelo che è segnala to, sull’autostrada A21 TorinoPiacenza, nei pressi di Voghera da un cartellone che sovrasta le due carreggiate autostradali. Confina con il Piemonte, è la città più importante dell’Oltrepò Pavese e rappresenta un importante nodo ferroviario e stradale nonché un rinomato centro vinicolo e industriale.

Cenni storici

La presenza umana in zona è documentata già nel Neolitico. In epoca storica l’antica Voghera viene riconosciuta nella romana Iria, erede di un precedente villaggio abitato da popolazioni iberiche, celtiche e da Liguri Iriati (da cui ebbe origine il toponimo). Alla fine del VI secolo il nome si modifica, dando origine a quello attuale: “Vicus Iriae” poi volgarizzato in “Vicus Eira” e quindi “Viqueria”. Il borgo medioevale viene edificato sui resti dell’antica colonia romana. Durante il VII e l’VIII secolo il nucleo urbano, a causa dei benefici della vicinanza della capitale longobarda (Pavia), si sviluppa sul vecchio “castrum” e vede sorgere le prime opere di fortificazione. Da Voghera transitava l’antica via Postumia, che collegava Genova ad Aquileia.

Nel 774 con la sottomissione del Regno Longobardo a Carlo Magno il borgo di Viqueria viene annesso alla diocesi di Tortona. È in questo periodo che Voghera, oltre a divenire un centro di intensi scambi commerciali, sede di mercati settimanali e di almeno due fiere annuali, vede accrescere la sua importanza come luogo di transito e di sosta per i pellegrini diretti in Terra Santa e a Roma. Ne sono prova la presenza di molti ospedali, di ricoveri per viandanti e la morte di San Bovo, avvenuta nel 986 di ritorno da un pellegrinaggio a Roma. Per Voghera transitava la via del sale lombarda controllata dai Malaspina, percorsa da colonne di muli che partendo da Pavia percorrendo la valle Staffora raggiungevano Genova attraverso il passo del Giovà e il monte Antola.

Sotto il regno di Arrigo VI (figlio del Barbarossa) il borgo si emancipa dal potere vescovile, aumentando così la sua autonomia. Nel 1271 la comunità di Voghera ottiene il diritto di eleggersi il podestà (ed i consoli di giustizia), con decorrenza dal 1º gennaio 1272. diritto. Dal 1358 Voghera passa sotto il dominio dei Visconti;, fa eccezione il periodo maggio 1363 – luglio 1364, nel quale viene occupata dal marchese di Monferrato. Nel 1361 i Visconti fortificano il borgo, circondandolo di mura e fossato e dando inizio alla costruzione del castello, con imposizione ai comuni di Casteggio, Broni, Casei, Montebello Della Battaglia, Rovescala, Nazzano, Oliva, Pietra, Fortunago, Montalto, Mondondone, Santa Giuletta, Gerola e Sale di contribuire all’esecuzione di quelle opere.

Infeudata nel 1436 da Filippo Maria Visconti alla famiglia Dal Verme conti di Bobbio e di Voghera, e poi dal 1516 marchesato di Bobbio, rimane terra del Ducato di Milano anche con gli Sforza e con Filippo II re di Spagna (1598). Con il decadere della sovranità spagnola passa sotto quella austriaca fino al 1743 quando, in forza del trattato di Worms (1743), entra a far parte del Regno di Sardegna, sotto Carlo Emanuele III, che eleva nel 1748 Voghera a capoluogo della provincia vogherese comprendente parte dell’Oltrepò e il Siccomario, provincia che resterà tale dal 1748 fino al 1859. L’8 giugno 1770, con Patente Reale 112 – reg. 43 –, il Re di Sardegna, riordinando amministrativamente lo Stato, eleva Voghera da borgo a città. Con l’occupazione francese (1796) Voghera, come capoluogo di circondario, appartiene prima al dipartimento di Marengo e poi a quello di Genova. Il 22 giugno 1815, a seguito della restaurazione sabauda, ritorna al Piemonte e riacquista il rango di capoluogo di Provincia.

Il XIX secolo, anche a seguito del grande aumento demografico, vede il rinnovamento, l’ammodernamento e l’ampliamento della città. Pertanto vengono abbattute le mura (1821 – 1830) sul cui tracciato si costruisce l’attuale circonvallazione interna. Nel 1858 viene inaugurata la stazione ferroviaria. L’anno successivo, al termine della seconda guerra di indipendenza, Voghera, insieme con le limitrofe province di Lomellina e di Bobbio, entra a far parte, come circondario, della nuova Provincia di Pavia. La città, a causa della sua posizione all’incrocio tra le direttrici MilanoGenova e TorinoBologna, è duramente colpita dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale. Voghera è anche un importante centro della Resistenza al nazifascismo e al termine del conflitto tre vogheresi, caduti per la libertà, vengono insigniti della medaglia d’oro al valor militare. Nel dopoguerra Voghera vive un nuovo sviluppo architettonico e demografico, si rinnova e si arricchisce di grandi opere strutturali e viarie e consolida il suo ruolo di principale centro e capitale dell’Oltrepò Pavese.

  • Duomo (Collegiata di San Lorenzo). Dedicato a san Lorenzo ed eretto dove già in tempi precedenti sorgeva una chiesa parrocchiale, è accessibile da via Cavour e visibile nella piazza principale della città. Dell’antica chiesa è sopravvissuta soltanto la base del campanile.

Fu ricostruito a partire dal 1605 e riprogettato da Antonio Maria Corbetta che si ispirò all’impianto bramantesco del duomo di Pavia. La facciata, per mancanza di fondi rimase incompiuta per molti anni. Finalmente tra il 1874 e il 1881 su progetto dell’architetto Carlo Maciachini si costruì un’ultima campata all’interno dell’edificio e si realizzò la facciata definitiva con due spazi laterali rispetto all’ingresso maggiore, gestiti come cappelle: a destra la cappella di Maria Bambina e della Madonna Immacolata ed a sinistra la cappella del fonte battesimale. L’interno è costituito da una navata centrale e due laterali. Nella navata centrale troviamo un affresco della Madonna del Soccorso, mentre conservato in un altare del Collegio Notarile è un dipinto raffigurante la visita di Scipione Crespi (XVI-XVII secolo).

Nel centro della chiesa si innalza una cupola semisferica, alta più di 47 metri, poggiante su quattro piloni, in ciascuno dei quali è ricavata una nicchia dov’è possibile ammirare una statua colossale di Evangelista con alla base lo stemma della città e l’aquila romana. La cupola, sormontata da una lanterna e arricchita da un tiburio ottagonale, è stata progettata dall’architetto Corbetta e affrescata tra il 1906 e il 1908 dal torinese Luigi Morgari e da Rodolfo Gambini. Esternamente il tiburio, di forma ottagonale, è il simbolo più caratteristico del profilo urbanistico vogherese.

La navata sinistra presenta tre altari: l’altare di sant’Antonio Abate, originariamente in cotto e successivamente ricostruito nel 1953 in marmo e legno dorato, l’altare del Collegio notarile e della Visitazione di Maria a sant’Elisabetta anch’esso in marmo e con impostazione rinascimentale e l’altare del Crocifisso detto anche altare del Suffragio, realizzato in marmi policromi nella seconda metà del Settecento. Nella navata di destra sono presenti tre altari: l’altare di santa Caterina da Siena, l’altare della Madonna del soccorso e l’altare di san Michele arcangelo. Tutti sono stati realizzati in marmo policromo e risalgono alla fine dell’Ottocento. Raffigurano tutti e tre delle scene religiose: nel primo è raffigurata santa Caterina a piedi nudi in abito monacale, nel secondo san Taddeo con la Vergine e nel terzo il trionfo di san Michele.

Il tesoro del Duomo

Una delle più antiche opere che testimonia gli splendori del passato è un piccolo reliquiario contenente un frammento della Sacra Spina. :Si tratta della spina della corona di Cristo depositata in cassaforte e custodita a Voghera da circa 700 anni; oggi proprietà della parrocchia e riconducibile all’oreficeria gotica d’Oltralpe. Si dice che la reliquia sia giunta a Voghera con i Cavalieri crociati, in seguito alle guerre in Terra Santa, attraverso un marchingegno sofisticato, un carrello elevatore chiamato la “Nuvola” e spinto a mano da una lunga serie d’ingranaggi. Sul basamento del reliquiario visconteo un dipinto ricorda la figura di san Giovanni, patrono del Sovrano militare ordine ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta. Durante la festa di san Bovo veniva mostrata al popolo dal Vescovo e migliaia di persone si inginocchiavano per ottenere una benedizione.

Antifonari

Parte non molto conosciuta e di sicuro grande interesse artistico e culturale in possesso del duomo di Voghera sono gli Antifonari medioevali. Si tratta di grossi libri conservati all’interno del Duomo e contenenti le partiture del contro canto alla voce principale, riservata al celebrante durante le messe cantate. I capilettera degli antifonari del duomo di Voghera sono attribuiti al famoso Maestro delle Vitae Imperatorum che ha operato negli anni trenta del XV secolo e donati al duomo di Voghera dalla famiglia Visconti di Milano. :All’inizio dei versi di questi canti vi sono queste raffigurazioni, dette capilettera, nelle quali è presente la rappresentazione di un tema relativo ai vangeli, o alla vita dei santi(ad esempio rappresentazione di profeti o degli apostoli). Le miniature dei capilettera, sebbene resi più realistici dalla presenza di barbe e rughe, mantengono in tutti i volti la stessa espressione immutata anche al variare del personaggio e del tema trattato. Come in tutti gli altri dipinti dell’Oltrepò Pavese è interessante notare che negli antifonari del Duomo di Voghera si preferisce utilizzare colori accesi, vivaci e non realistici, non solo nel realizzare sfondi o architetture per gli affreschi, ma anche per i motivi decorativi e in questo caso per i volti dai colori molto forti ma con un effetto di chiaroscuro abbastanza efficace. Purtroppo dei capilettera sono rimasti soltanto una piccola parte degli originali, poiché molti furono rubati durante la seconda guerra mondiale, probabilmente da un ufficiale tedesco, intento a reperire tutto ciò che avesse un minimo di valore, come per esempio, gli sfondi oro delle miniature. modifica

 

Castello visconteo di Voghera

  • 2 Castello. Imponente struttura difensiva in mattoni, eretta tra il 1335 e il 1372 per volontà di Gian Galeazzo Visconti, presenta una pianta quadrata con quattro massicce torri poste agli angoli di ogni lato. La facciata nord, che è quella maggiormente conservata nel corso dei secoli, presenta l’ingresso principale alla struttura dall’antistante Piazza della Liberazione, una delle principali della città. Recentemente ristrutturato, al suo interno presenta nell’ala est alcuni affreschi di gran pregio eseguiti da Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, raffiguranti la Madonna con il Bambino e Muse
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Piazza Santa Maria delle Grazie. È una delle chiese più importanti e antiche di Voghera, esempio di stile gotico lombardo e fu completata, dopo varie ristrutturazioni nel 1505; inizialmente sorta come monastero di monaci benedettini, ricostruita come luogo di culto e convento domenicano, appartiene ora all’ordine francescano, insediatosi nel 1820.

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