Piacenza

Piacenza è terra di passo” scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico. Per sua stessa collocazione, al crocevia tra quattro regioni, è, infatti, la porta dell’Emilia, fondata sulle rive del Po e racchiusa nell’abbraccio delle colline e delle montagne dell’Appennino. Colonia Romana, poi importante centro medievale, fu da sempre una sosta ideale nel passaggio di principi e pellegrini, crociati e templari, commercianti e artisti che qui lasciarono il segno.

La Piacenza medioevale è tra i più importanti centri dell’intera Europa: è luogo di passaggio e di collegamento, dove si incontrano antiche strade e l’arteria fluviale del Po. Fervono le attività economiche e commerciali, si aprono grandi cantieri civili e religiosi che vedono impegnate, tra gli altri, le maestranze di Wiligelmo e di Nicolò, i due più importanti scultori romanici. E’ a questo periodo storico, dunque, che si deve la maggiore impronta conferita alla città dal punto di vista urbanistico; in particolare risalgono proprio al Medioevo le più pregevoli testimonianze artistiche della città, tra cui diverse chiese ed il palazzo comunale detto il Gotico.

La via Francigena, o Romea, è il percorso di un pellegrinaggio che da Canterbury portava a Roma e costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca medioevale. La storia narra che fu Sigerico, arcivescovo di Canterbury, recandosi a Roma in visita a Papa Giovanni XV, a segnare l’inizio del cammino, determinando la nascita di uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio. Piacenza per i pellegrini che intraprendevano questo viaggio fu luogo di sosta dove trovare assistenza e ristoro. Ecco un itinerario in territorio piacentino nei luoghi e nelle strade che un tempo furono percorse dai fedeli diretti poi a Roma.

Piacenza nella prima metà del Cinquecento diventa ducato Farnesiano e si avvicina così, con qualche ritardo rispetto al territorio lombardo, alla grande stagione del Rinascimento italiano,  commissionando opere ad alcuni degli artisti più importanti del periodo. Raffaello (1483-1520), Giovanni Antonio Sacchi detto il Pordenone (1484-1539), Alessio Tramello (1455-1535), Jacopo Barozzi detto il Vignola (1507-1573), tra gli altri, arricchiscono chiese e palazzi nobiliari di preziosi capolavori e rinnovano il tessuto urbano cittadino con quell’armonia di forme raffinate che contraddistingue il Quattrocento e il Cinquecento.

 

Piacenza, a partire dall’età farnesiana, si trasforma in residenza cittadina della classe aristocratica, la quale avvia una molteplice e stupefacente realizzazione di sontuosi palazzi (nel 1748 si arriva a contarne ben 123 con la presenza di circa 300 famiglie nobili). Alla costruzione di edifici concepiti secondo il gusto scenografico e fastoso del tempo sono chiamati progettisti ed architetti di fama come Ferdinando Bibiena (1657-1743), Luigi Vanvitelli (1700-1773) e Cosimo Morelli (1732-1812). Parallelamente ai palazzi, anche gli edifici religiosi aumentano considerevolmente; grazie a ciò Piacenza è nota anche come “la città delle 100 chiese”.

Piacenza, colonia romana, fiorente centro medioevale, beneficiata dai fasti farnesiani, Primogenita d’Italia, come città post-unitaria si trasforma in un complesso rapporto tra passato e presente, tra rivoluzione e reazione, tra cosmopolitismo e provincia. L’esigenza di modernità si coniuga con il recupero dell’antico, che porta al restauro di edifici in degrado, ma naturalmente conduce anche alla costruzione di nuovi fabbricati, espressione delle nuove correnti di stile e di ambiziose aspirazioni nei riguardi del futuro. Alla grande stagione delle sontuose residenze segue quella della committenza pubblica, dell’edilizia scolastica, dei primi piani regolatori. La città cresce fuori dalle sue mura, dove in prevalenza localizza gli opifici, testimonianza di una Piacenza che lavora, e oggi interessanti esempi di archeologia industriale.

Giuseppe Verdi (Le Roncole, Parma 1813 – Milano 1901) ha dominato la storia dell’opera italiana tra il 1840 e la fine del secolo: ” Verdi fu una voce assolutamente nuova …italiano purosangue, artista indomabile e perennemente insoddisfatto … fu il più autorevole e strenuo difensore della tradizione e della causa dell’opera italiana“. [ Francesco Bussi] Se Giuseppe Verdi e la sua musica sono oggi un patrimonio per l’umanità tutta, a Piacenza e nella sua “pianuraccia”, le tracce ” del paesano delle Roncole” sono più che mai presenti nei luoghi frequentati e scelti dal Maestro come rifugio intimo e fonte di geniale ispirazione.
A Sant’Agata nel Piacentino, in quella residenza che Verdi considerò “il suo villaggio” egli, oltre a comporre opere straordinarie, si dedico’ con passione all’agricoltura, coltivo’ un vivo interesse per l’arte, l’economia e la politica, fu mecenate generoso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.