Pavia – Formazione del territorio (parte1) – Il Pavese

Pavese è propriamente detto quel tratto della pianura sulla riva sinistra dei fiumi Ticino e Po, che più strettamente si lega alla città di Pavia.

Nella trasformazione dell’ambiente naturale, caratterizzato un tempo dalla diffusa presenza di boschi e paludi, e nella definizione dei caratteri permanenti del paesaggio in tanto parte dell’Europa e dell’Africa mediterranea, un apporto straordinario diedero i Romani. L’intervento romano si distingue da quelli di altre età per l’assoluta regolarità della divisione agraria secondo rigorosi moduli geografici e la ortogonalità degli incroci dei limites maggiori e minori della centuriazione. I limites e gli intervalli fra loro dovevano necessariamente essere un multiplo di unità di misura romana. In particolare la campagna a Nord di Pavia,in direzione di Milano e fino a Settentrione di Binasco e nei pressi di Rosate – dove, quasi perfettamente mediano, cadeva l’antico confine fra Mediolanum e Ticinum – rivela  su vasta scala un orientamento unitario, che imprime al paesaggio evidenti caratteri di regolarità e di armonia, orientamento sicuramente diverso da quello delle campagne milanesi. I due diversi distretti segnavano nitidamente una sorta di “confine climatico”, come bene descrive Gianfranco Tibiletti: <<[le due città] erano separate da un confine propriamente “naturale” concreto, anche se non visibile nelle carte topografiche (è chiaro invece nelle fotografie aeree prese dopo le piogge). Si tratta di una striscia di pianura, pressoché equidistante dalle due città, senza pendenza, dove facilmente anche oggi, pur con le meticolose opere idrauliche dell’età moderna, l’acqua inonda i terreni e scola poi con estrema lentezza>>.

Questo grandioso assetto del territorio pavese si riconduce al primo secolo a.C. e mostra essenzialmente di rispondere alla necessità di bonifica e deflusso delle acqua, in quanto la direzione dei cardini segue la maggiore pendenza del terreno (assai vicina a quella che più tardi adotterà il Naviglio Pavese). Le soluzioni introdotte dai Romani, sapientemente studiate, per la loro funzionalità ebbero durevoli conseguenze: da allora lungo le linee tracciate dagli agrimensori i contadini hanno arato la terra, piantato i filari dei pioppi, derivato le acque per irrigare, diretto gli animali o i trattori in una sorta di storia. Lo schema originario, sotto forma di strade, di fossati, di confini, esercitò nel tempo naturalmente una funzione tenace e vitale di nell’attrazione e nella distribuzione dell’habitat: molte località del Pavese, come Rognano, Torriano, Guinzano, Giovenzano, Marcignago, precisamente si collocano sulle grandi direttrici della centuriazione romana.

Nella pianura che lievemente declina da Milano a Pavia passava una via di cui permane mirabile la traccia: dal cuore di Milano fino nei pressi di Borgarello, poco a Nord di Pavia, evidente per il procedere con successioni di segmenti rettilinei. Impostata da Milano, dal Carrobbio di Porta Ticinese, collegava in venti miglia (secondo altre fonti ventidue) Mediolanum e Ticinum. Nel primo tratto ha precise continuazioni (corsi di Porta Ticinese, San Gottardo, via Meda, via Montegani, via dei Missaglia ricalcano il tracciato antico) me si avvale della testimonianza fossile dei toponimi: Quinto Stampi, Ponte Sesto, Nono, cascina Decima cadono alla distanza in miglia (cinque, sei, nove, dieci) misurate da Milano. L’unità della direttrice si riconosce, oltre le interruzioni presso Lacchiarella, provocate dalle irregolari condizioni idrauliche della zona attraversata, verso Meridione (strada da Laciarella collegava ancora Milano e Lacchiarella nel Trecento: Gli Statuti delle strade e delle acqua del Contado di Milano, Milano, LED, 1992, pp. 9-12).

Il muro orientale esterno del parco della Certosa cade esattamente lungo il tracciato, che poi si smorza, ma non si spegne nell’evidenza avvicinandosi a Pavia. Fu arteria primaria per l’Europa in età romana e, più tardi, in età medioevale per i movimenti dei pellegrini. In esercizio per più di mille anni.

 

 

fonte: Pavia – Ventuno secoli dalla fondazione 89a.C. 2011 d.C. – Pierluigi Tozzi 

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