Montebello della Battaglia

Montebello della Battaglia (Mumbèl in dialetto oltrepadano) è un comune italiano di 1 645 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia.

Si trova nell’Oltrepò Pavese, al limite della pianura, presso la ex statale Padana Inferiore e lo sbocco in pianura della valle del torrente Coppa. Oltre al centro abitato, Montebello comprende otto frazioni: Borra, Casalino, Cerreto, Fogliarina, Genestrello, Molinara, Pantaleone e Sgarbina.
La densità abitativa è di 104 abitanti per chilometro quadrato (la densità media dell’Oltrepò è di 119 ab/km²).

Veduta del paese da nord-ovest (xilografia di Barberis, 1890).

 

Storia

Nell’antichità a Montebello si trovava un insediamento romano, probabilmente una villa dipendente dalla vicina città di Clastidium (Casteggio). Il toponimo compare per la prima volta nella bolla di Papa Urbano II del 29 giugno 1094. Il cavaliere Uberto Delconte (o Del Conte) e i propri parenti donarono all’ordine Benedettino la chiesa dedicata ai santi Gervasio e Protasio nel castello di Montebello, con la condizione che fosse posta sotto la protezione del Papato. Con tale bolla il Pontefice confermò all’Abate Alberto i privilegi promessi[3].

L’edificio venne quindi trasformato in convento attorno al quale si andò formando il paese, che assunse presto notevole importanza. Il monastero ricevette ampie donazioni nei secoli seguenti, divenendo il maggior possidente locale.

Nel 1164 Montebello fu assegnato da Federico I Barbarossa insieme ad altre terre che appartenevano a Piacenza (ma anche a Tortona e Milano) alla città di Pavia. Nel 1175 gli eserciti della Lega Lombarda e di Federico si stavano per scontrare nei pressi di Montebello, ma si raggiunse un momentaneo armistizio (pace di Montebello) che rinviava il confronto all’anno dopo (Battaglia di Legnano).

Il 2 febbraio 1256 fra’ Rubaldo Delconte fondò, attraverso la donazione di edifici e terreni, l’Ospedale Santa Caterina per i pellegrini diretti a Roma e Santiago di Compostela e affidandone l’amministrazione al Collegio dei Notai di Pavia. Proprio questo affidamento portò nel tempo alla costruzione di numerose ville signorili di campagna.

In diversi documenti dal 1259 al 1273 i Delconte risultano come i signori di Montebello, diventandone di fatto i primi feudatari.

Il declino della famiglia Delconte iniziò con il passaggio del feudo sotto l’egida dei Visconti del Ducato di Milano, che nel 1469 insignì la famiglia Beccaria del titolo di Conti di Montebello e che quindi ottenne tutti i possedimenti, compresi i resti del castello che al 1494 non esisteva più con funzione difensiva.

Sul finire del 1484, nel Monastero di Montebello ai Benedettini si sostituirono i padri Gerolamini, che lo trovarono in condizioni rovinose; il monastero fu soppresso nel 1782.

Nell’atto di apprensione dalla camera ducale di Milano del 9 agosto 1535 il feudo di Montebello comprendeva anche Verretto, Castelletto Po, Cantalupo e Regalia verso Bressana Bottarone, Borgo Priolo e Torre del Monte, Barisonzo (fraz. di Torrazza Coste), Ca de Guerci, Donelasco, Golferenzo, Retorbido, Montecalvo, Volpara e Rocca de Giorgi.

Nel 1542 Galeazzo Beccaria venne confermato feudatario di Montebello ma nel 1631 la morte del conte Claudio segnò l’estinzione della famiglia e il feudo fu acquistato dallo spagnolo Rodrigo Orozco de Rivera, Marchese di Mortara.

Nel 1634 Montebello fu censito per fini fiscali come appartenente all’Oltrepò fra le terre del Principato di Pavia.

In seguito, tramite le nozze della figlia del nuovo feudatario, questo passò a Felice Machado de Silva, che nel 1638 ne divenne Marchese. In questo periodo la popolazione del feudo era composta da 563 famiglie, di cui sessanta a Montebello, quaranta a del Monte, trenta a Golferenzo, trenta a Volpara, quaranta a Donelasco, quattro a Borgo Priolo, otto a Barisonzo e trentadue a Castelletto.

Nel 1650 il feudo fu scorporato con la vendita delle terre di Montecalvo, Volpara, Golferenzo, Soriasco, Torre del Monte, Ca de Guerci e Borgo Priolo al marchese Gerolamo Dal Pozzo. Nel 1682 il Antonio Machado de Silva vendette le terre rimanenti di Montebello, Verretto, Cantalupo e Castelletto a Paulo Spinola Doria de los Balbassos duca di Sesto, genovese naturalizzato spagnolo che fu governatore di Milano, la cui famiglia tenne il feudo fino all’abolizione del feudalesimo nel 1797.

Il 13 settembre 1743, con il trattato di Worms, Montebello e tutto l’Oltrepò entrarono a far parte del Regno di Sardegna ed in particolare della provincia di Voghera, passando così sotto il controllo dei Savoia.

Nella battaglia avvenuta a Montebello il 9 giugno 1800, i Francesi al comando dei generali Lannes e Victor vi sconfissero gli Austriaci guidati dal generale Ott. Per questa vittoria il generale Lannes fu insignito nel 1808 del titolo di Duca di Montebello.[4][5][6]

Nel 1817 le parrocchie di Montebello e Genestrello passarono dalla Diocesi di Piacenza a quella di Tortona.

Nel 1818 a Montebello fu aggregato il piccolo comune di Canova Ghiringhelli (anticamente nota come Casa de’ Ghiringhelli[7]), all’estremità settentrionale del territorio, che non aveva mai fatto parte in precedenza del feudo di Montebello. Il 9 aprile dello stesso anno qui nacque padre Luigi Celestino Spelta, dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti Riformati, vescovo di Tespia e vicario apostolico di Hupeh (o Hu-pè) dal 17 settembre 1848[8][9], poi dal 24 gennaio 1860 visitatore apostolico dell’Impero di Cina e regni adiacenti[10].

Nel 1824 don Pietro Martire Beccaria Giorgi vendette molte proprietà appartenenti al monastero al Collegio Gesuitico di Genova; i Gesuiti rimasero a Montebello fino alla loro cacciata dal regno.

Il 20 maggio 1859 a Montebello fu combattuta un’altra celebre battaglia, preludio dell’unificazione d’Italia, durante la quale la cavalleria sardo-piemontese agli ordini del colonnello De Sonnaz e la fanteria francese guidata dal generale Forey costrinsero le forze austriache del generale Stadion a ritirarsi oltre il Po. Con il Decreto Rattazzi dello stesso anno Montebello passò sotto la Provincia di Pavia, mandamento XII di Casteggio, circondario IV di Voghera.

Con l’avvento della rivoluzione industriale a Montebello fu fondata a metà dell’800 una fornace poi “Mole Patronale” in località Fornace che diede stimolo alla trasformazione dei gruppi di braccianti e piccoli artigiani in maestranze industriali. Ciò fece nascere anche la necessità di tutelare questi nuovi attori della scena sociale ed economica; così nel 1879 venne fondata da Pippo Venco la Società Operaia e Agricola di Mutuo Soccorso (SOAMS). La costruzione della sede (conosciuta come “Salone”) iniziò nel 1907 con il progetto dell’ingegnere Vandoni e l’inaugurazione avvenne nel 1913. Il merito della società fu oltre all’attività mutualistica anche quello di fornire un punto di riferimento per la vita sociale attraverso l’organizzazione spettacoli, raduni, feste e balli.

Nel dopoguerra venne avviato un processo di edificazione che iniziò con la costruzione nel 1922 del nuovo edificio comunale con annesse scuole, trasferendoli così dal palazzo affacciato sul palazzo della Chiesa (la parte verso il Monumento al Cavalleggero di proprietà del comune, la parte restante dei Baroni De Ghislanzoni) che ne fu la sede a partire dal 1851. Questo fu inaugurato il 20 maggio 1924. Dello stesso periodo la realizzazione di Viale Rimembranza. Sempre nel 1924 il marchese Gianni Lomellini, dopo aver lasciato il paese per divergenze politiche, vendette la villa alla società “Comm. Quirici Gerolamo e Figlio” di Rivanazzano, la quale dopo aver sopraelevato le dipendenze di un piano, portandole così ad altezza maggiore della villa, vi insediò una filanda. Nel 1932 Don Orione acquistò il complesso per trasformarlo in seminario.

Negli anni ’20 il paese fu dotato di rete per la distribuzione della corrente elettrica.

Tra il 1927 e il 1928 l’ufficio araldico romano assegnò a Montebello lo stemma della famiglia Delconte, che ne erano stati i primi feudatari.

Nel 1948 iniziarono i lavori per realizzazione dell’acquedotto comunale, seguiti nel 1960 e nel 1962 da quelli di asfaltatura delle strade e di metanizzazione rispettivamente.

In ricordo della Battaglia di Montebello del 1859, con Decreto del presidente della Repubblica 21 gennaio 1958, n. 145 il comune di Montebello ricevette la nuova denominazione di “Montebello della Battaglia”[11].

Nel luogo dove si svolse la battaglia si trova ora un ossario; è possibile visitarlo tutti gli anni la domenica prima del 20 maggio, quando per ricordare lo scontro si svolge un corteo al quale partecipano anche i Lancieri di Montebello.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

La chiesa e il monastero ad essa associato secondo gli storici sono stati donati, assieme ad altri terreni circostanti, dalla Famiglia Delconte ai frati Benedettini che ne hanno avuto il controllo fino 1484. Si crede che la chiesa esistesse già prima dell’arrivo dei Benedettini, poiché grazie alla torre del campanile si potevano avvistare i nemici, data la vicinanza alla cittadina romana di Clastidium. Ma dal 1484, anno dell’arrivo dei Gerolamini, il monastero subì delle ricostruzioni che furono concluse nel 1666. A questa data risale il cedimento strutturale di una parte dell’edificio che ha portato alla costruzione di una nuova chiesa grazie ai fondi trovati dal generale dell’ordine dei Gerolamini, padre Floriano Marcellini, il quale assegnò il lavoro all’architetto Martino Taddei. Si possono notare alcune differenze rispetto alla chiesa antica, più piccola e provvista di due cappelle per ogni lato, ciascuna dotata di un altare in laterizio. Dal punto di vista storico, due sono le date da ricordare come fondamentali per l’edificio: il giorno 20 ottobre del 1647, durante il quale le truppe del principe Tommaso di Savoia saccheggiarono la cittadina, e l’anno 1686, quando fu portata la reliquia di San Felicissimo da Roma. L’inaugurazione ufficiale della chiesa avvenne nell’estate del 1675, ma i lavori di restauro si protrassero anche dopo il 1680.

Cappella Lomellini

La cappella fu fatta erigere nel 1890 dal Marchese Giò Batta Lomellini, quando il precedente cimitero che si trovava dietro all’ossario Bell’Italia fu trasferito nella posizione attuale. Per la realizzazione della cappella furono utilizzate parti provenienti dal Lazzaretto di Milano, quali le decorazioni in cotto presenti lungo gli archi, attorno al portale con timpano e sotto la copertura a cassettoni in legno, come testimoniato da una lastra di marmo del pavimento.
« Coi ruderi dello storico Lazzaretto di Milano i Marchesi Lomellini eressero M·D·CCC·XC »
Di proprietà del comune dal 1993, fu restaurata nel 1997.

Chiesa di Santa Maria in Loretana

La chiesa è di impianto cinquecentesco ed è databile intorno al 1480. Presenta un’unica navata con quattro campate con volta a crociera. Gli edifici annessi sono adibiti ad uso di abitazione e presentano soffitti lignei.

Cimitero di Genestrello

Al momento dell’istituzione della parrocchia di Genestrello, avvenuta nel 1626, vennero costruite ulteriori tre stanze sottostanti all’oratorio che andavano ad aggiungersi a quella preesistenze riservata alla famiglia patronale che furono adibite a cimitero così come era uso dell’epoca. Questa la struttura così come riportato nel 1761 da monsignor Pietro Cristiani[13]:
« Vicino alla porta di detto Oratorio, alla mano destra un sepolcro per li huomini, a la mano sinistra un altro per le donne, più di sopra a la sinistra un sepolcro per li fanciulli, nel mezzo di detto oratorio un altro sepolcro particolare per Ill. Casa Lonati »
Intanto nel 1824 vennero promulgate le Regie Patenti che obbligavano i comuni a costruire i cimiteri al di fuori dei centri abitati. Le pratiche inerenti il cimitero di Genestrello iniziarono solo nel 1832 trovando l’opposizione del Marchese Antonio Lunati, in disaccordo con l’interpretazione comunale secondo la quale tutte le spese avrebbero dovuto essere sostenute da lui in quanto assuntosi l’onere della nomina del parroco e del sostentamento della parrocchia stessa. Il contanzioso fu quindi portato di fronte al Ministero dell’Interno di Torino; solo il 1º giugno 1835 la Regia Intendenza di Voghera comunicò all’amministrazione comunale la decisione del Ministero di assegnare le spese a intero carico del comune, tenuto anche conto della disponibilità del Marchese di donare il terreno denominato “la guardia” (già precedentemente scelto dall’amministrazione) e posizionato sull’omonima collinetta. L’incarico di redigere il progetto del cimitero fu assegnato solo nel 1836 al sindaco ing. Beccaria e l’appalto per la costruzione fu assegnata al campomastro Pietro Zucchi, genero di Alessandro Marchesi, già agente del marchese Lunati e precedente sindaco. L’opera fu terminata il 2 novembre 1836 e consacrata il 30 novembre; la prima inumazione avvenne il 13 luglio 1837[14]. Il camposanto cadde in disuso nel 1936. Nel 1973 la contessa Mazza (detta “La Signora”) fece costruire un muretto perimetrale e porre una lapide commemorativa.
«
Cimitero di Genestrello
1721 – 1936
La vita non è tolta ma trasformata
I nostri cari ci amano dal cielo
Come ci hanno amati sulla Terra
Preghiamo per loro
Riordinato A. D. 1973
»
L’anno 1721 riportato sulla lapide è un errore, in quanto il camposanto fu consacrato soltanto alla fine del 1836.

Architetture civili

  • Castello Premoli (“Torre Medioevale Beccaria”)
  • Palazzo Bellisomi (“Castello Rosso”)
  • Palazzo Dal Pozzo
  • Palazzo De Ghislanzoni
  • Villa Gatti
  • Villa Lomellini
  • Villa Lunati Mazza (in frazione Genestrello)
  • Villa Maresco
  • Villa Veniali
  • Villa Serpi
  • Salone SOAMS: anticamente sede della Società Operaia e Agricola di Mutuo Soccorso, fu costruita nel 1907 e inaugurata nel 1913. Di proprietà dell’amministrazione comunale che la restaurò nei primi anni ’90, è attualmente usata per organizzare incontri e manifestazioni.

Nel territorio comunale sono presenti anche interessanti nuclei rurali e cascine storiche, alcune in avanzate condizioni di degrado. Interessanti dal punto di vista storico e ambientale sono in particolare le cascine Ca’ Nuova Ghiringhelli, Monticelli e Genestrello.

  • Cascina Borra
  • Cascina Casalino
  • Cascina Durona
  • Cascina dei Frati
  • Cascina Genestrello basso
  • Ca’ Nuova Ghiringhelli
  • Cascina Monticelli
  • Cascina Prevostura
  • Cascina Pozzarello
  • Cascina Riccagioietta
  • Cascina Roccolo
  • Cascina Roveda

Monumenti

Ossario “Bell’Italia”

Ossario Bell’Italia (xilografia di Barberis).
L’ossario è eretto a memoria dei caduti della battaglia di Montebello del 20 maggio 1859 presso l’antico cimitero e contiene le spoglie dei soldati morti nel conflitto. Il camposanto fu trasferito nel 1890 e nel 1958, in occasione del centenario della battaglia, al suo posto dove avvenne lo scontro, è stato realizzato il “Parco Lancieri di Montebello“. Il monumento fu progettato dallo scultore milanese Egidio Pozzi in forma di tempietto greco di stile dorico e realizzato in pietra di Verona. Venne inaugurato il 20 maggio 1882 da Tommaso di Savoia, allora Duca di Genova[15], e completato nel 1906 con l’aggiunta di ulteriori gradoni a quello preesistente alla base[16]. Soprannominato “Bell’Italia” dagli abitanti del paese con riferimento alla statua posta in cima raffigurante l’Italia, la leggenda vuole che il volto della scultura riproduca le fattezze della moglie dell’artista, la montebellese Severina Minoprio. Fu restaurato nel 2009 in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia[17].

Monumento commemorativo Prima Guerra Mondiale

Il monumento, voluto dal marchese Gianni Lomellini, fu realizzato su progetto del Barone ing. Giuseppe Bagatti Valsecchi e collocato inizialmente sul piazzale della parrocchia. Fu inaugurato il 27 giugno 1920 durante una cerimonia violentemente contestata da gruppi socio-anarchici[18]; rimase sulla piazza fino al 1959 quando in occasione del centenario della battaglia di Montebello venne spostato nel Parco Lancieri di Montebello.

Il Cavalleggero

La statua, inaugurata il 20 maggio 1868, fu realizzata dallo scultore milanese Bellora per commemorare i cavalleggeri che presero parte allo scontro del 1859. Il monumento, realizzato in marmo di Carrara, sorge in Piazza Indipendenza e raffigura un alfiere di cavalleria che impugna una sciabola e uno stendardo. Sul piedistallo sono riportate le seguenti parole:
« Onore a voi
cavalleggeri di Novara, di Aosta, di Monferrato
che il dì 20 maggio dell’anno 1859
nei campi di Montebello
coi ripetuti assalti sgominaste
l’invasore austriaco
pochi di numero. Eppure grande ajuto
alla vittoria
delle federate armi di Francia
Onore a voi che avete mostrato al Mondo
come il soldato italiano
a piedi a cavallo
non è secondo a nessuno de più lodati. »

Altro

Viale Rimembranza

È il viale alberato che dalla Bell’Italia porta verso l’alto borgo che fu realizzato nel 1924. Ai bordi della strada, in corrispondenza dei tigli, sono piantate le targhe in bronzo commemorative dei montebellesi caduti durante la prima guerra mondiale. Ad essi è anche dedicato anche il monumento commemorativo all’interno del Parco Lancieri di Montebello.

Gli Scaloni

Uno scalone è intitolato al generale Georges Beuret, deceduto nella battaglia del 20 maggio 1859; l’altro è dedicato al generale di corpo d’armata Ettore Galliani, nato a Pavia nel 1885 e morto a Debra Brahan nel 1939.

Economia

Il territorio di Montebello della Battaglia è ricompreso per circa metà della sua superficie nella pianura e per l’altra metà nella prima collina dell’Oltrepò, ossia fra le aree più fertili della Lombardia e con alto valore economico dei suoli agricoli. Ciò consente all’agricoltura (in particolare alla viticoltura) di mantenere un’importanza strategica nell’economia locale.

A metà ‘800 venne costruita in località Fornace una fornace poi diventata “Mole Patrone”, che diede impulso alla trasformazione dei braccianti e artigiani in piccole maestranze industriali.

A partire dagli anni ’50 l’attività agricola ha visto comunque una progressiva perdita di peso assoluto e relativo, compensata solo in parte, dal punto di vista occupazionale, dallo sviluppo di diverse attività produttive, soprattutto a carattere artigianale, nella valle del Coppa e lungo la strada Padana Inferiore.

Di notevole rilevanza il settore terziario. Nel 1974 fu realizzato sul territorio comunale il supermercato Carrefour, all’interno del quale molti montebellesi prima dediti ad attività agricole o operaie trovarono impiego. Questo però comportò anche la fine delle piccole attività commerciali e botteghe del paese. Il supermercato si è poi espanso fino ai giorni nostri diventando l’Iper Centro Commerciale Montebello, con rilievo a livello regionale, e rappresenta la principale risorsa economica del paese.

Fonte: Wikipedia

2 pensieri riguardo “Montebello della Battaglia

  • 13 febbraio 2018 in 20:19
    Permalink

    Il percorso delle rose, unico. Merita di essere citato, come la rosa denominata la “duchesse de Montebello”

    Risposta
    • 19 febbraio 2018 in 16:28
      Permalink

      Grazie per la segnalazione!!
      Indubbiamente ci informeremo al riguardo e chissà che non ne esca un bell’articolo dedicato!

      Risposta

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