Misteri e leggende della Valle Staffora

La Valle Staffora è un territorio conosciuto maggiormente per il suo ricco valore paesaggistico, storico e culturale.

In realtà presenta molte altre particolarità, meno conosciute ma non per questo meno importanti delle altre: ne sono un esempio le leggende racchiuse negli antichi castelli e le storie raccontate dagli abitanti della zona, avvincenti e affascinanti, ma allo stesso tempo ricchi di mistero.

Alcune testimonianze, tra cui quella del proprietario stesso, dicono che nel Castello di Oramala (situato nelle vicinanze di Varzi) e attorno ad esso, sono sempre accadute cose strane: rumori sospetti e avvenimenti particolari che sembrano confermare la presenza di fantasmi. Ogni 25 dicembre a mezzanotte si accende la luce della sala da pranzo per alcune ore e poi si spegne: secondo la leggenda questo fenomeno sarebbe provocato dagli spiriti dei marchesi Malaspina, proprietari del castello nel XII secolo, e dell’imperatore Federico Barbarossa, che fu ospitato proprio ad Oramala. Alcuni sostengono anche che questa rocca sia colpita da una terribile maledizione, secondo la quale ogni venticinque anni si verifichi la morte di una persona nei pressi di quest’ultima ed è proprio a questa credenza popolare che sono state associate la morte di una ragazza che, intenta a giocare tra i ruderi, precipitò all’interno della torre, e più recentemente quella di un uomo nei pressi del castello.

Ancora oggi esiste il castello della pietra, lungo la via del sale, dove si narra che l’antico proprietario, chiamato Zan, voleva costruire un ponte che rendesse più agibile il passaggio dal suo castello al paese vicino.
Mentre era seduto sulla sua torre studiando il progetto gli apparse il Diavolo che propose a Zan di costruire il ponte per lui in cambio dell’anima della prima persona che lo attraversava. L’uomo accettò e la mattina dopo, con grande stupore, le due sponde del corso d’acqua erano unite da un ponte ad arco, tutto in sasso e perfettamente lavorato.
Il Diavolo aveva mantenuto la promessa ed era soddisfatto: vedendo Zan da solo, pensò che fosse così stupido da passare il ponte, ma si sbagliava. L’uomo, accompagnato dal suo cane, fece rotolare sul ponte una formaggetta e mandò l’animale a prenderla urlando al Diavolo dicendo che quella era la sua anima e di andarsela a prendere. Satana si arrabbiò e salì sul monte vicino, provocando una grande frana che fece rotolare sul ponte enormi pietre nel tentativo di distruggerlo, senza successo. Tuttora possiamo ammirare questo ponte, rimasto intatto per mille anni.

Castello di Oramala

Molteplici sono le storie tramandate oralmente di generazione in generazione che riguardano i piccoli borghi adesso disabitati, come quello di Ciocale una piccola frazione situata tra la Val Grue e la Val Curone.
Oggi di quel paesello che tanti anni fa era pieno di vita e possedeva una scuola elementare, e perfino un piccolo convento, non rimane quasi più nulla. Sulla cima di un cucuzzolo vicino al paese esiste ancora San Selvario, una piccola chiesetta: gli anziani raccontano che sepolto davanti al portale a qualche metro di profondità ci fu un forziere colmo di monete d’oro e altri tesori preziosi.
Questo fu però scoperto da due briganti, che una notte, nonostante il freddo e la pioggia, si misero a scavare alla ricerca di questo tesoro. Il baule, chiuso da un vecchio lucchetto, si trovava a una profondità di circa due metri, sotto a un grande sasso di forma quadrata che i due uomini sollevarono con grande fatica. Lo riportarono in superficie e lo aprirono: la leggenda era vera, al suo interno trovarono davvero monete d’oro e oggetti preziosi. I briganti si affrettarono a portarlo nel loro nascondiglio ma, ogni metro che percorrevano, il tesoro diventava sempre più pesante, fino a quando non riuscirono più a sollevarlo. Gli uomini non abbandonarono la loro impresa, ma proprio quando tentarono di sollevare il forziere con i manici dei loro badili riuscendo ad alzarlo di qualche centimetro, il baule iniziò a rotolare giù dalla ripida discesa del cucuzzolo. I due lo cercarono disperatamente senza successo: il loro tesoro era sparito. Costretti a tornare in paese a mani vuote, raccontarono a tutti gli abitanti quello che era loro accaduto.

 

Molteplici sono anche gli strani incontri: già all’epoca nell’alta Val Borbera, ci furono numerosi avvistamenti che di notte costrinsero gli abitanti a sprangare porte e finestre dalla paura. Questo strano animale, chiamato Cangalo, è descritto come bipede,con la spina dorsale ben visibile, alto al massimo ottanta o novanta centimetri, dal pelo rossastro simile a quello della volpe, zampe artigliate, testa rotonda e rasata, con bocca molto grande e denti aguzzi; è veloce, capace di compiere grandi salti e carnivoro. Più recentemente un signore della Val Curone, era andato nel bosco per tartufi con il suo cane, e l’animale si perse: l’uomo iniziò a chiamarlo e udì un forte lamento. Corse verso quella direzione e vide in lontananza un grosso animale correre via tenendo tra le “mani” il suo cane, che non rivide mai più. Ultimamente il Cangalo è stato avvistato tra Bruggi e il monte Chiappo, e tra Oramala e Zavattarello, ma nessuno è mai stato in grado di fotografarlo o di vedere una sua impronta.

Anche i racconti dei contadini sono molto affascinanti e ricchi di mistero. Nel 1900 quasi tutte le famiglie possedevano una stalla e alla mattina si portavano gli animali a pascolare nei campi vicini e alla sera li si andava a riprendere, ma a volte le bestie improvvisamente si agitavano e fuggivano terrorizzate, costringendo i contadini ad andare a recuperare gli animali.
Dei testimoni raccontano di aver udito un forte sibilo e alcuni sostengano che questo suono fosse emesso da un serpente molto particolare: questo rettile non striscerebbe, ma si lancerebbe da un ramo all’altro avvolgendosi sulla cima delle piante. Lungo circa sessanta centimetri, con denti sottili e aguzzi e una cresta sul capo.

 

Queste storie che uniscono a un fondo di verità un pizzico di fantasia, rendono la Valle Staffora ricca di misteri, degni di essere ricordati.

Un pensiero riguardo “Misteri e leggende della Valle Staffora

  • 17 novembre 2017 in 11:45
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    Grazie, ne farò tesoro scrivendo “vivi e vegeti” alle pagine 145-147; dove Nonna Varzi racconta a Martino Bellini e ai nipotini alcune leggende della Vostra terra. E’ un modo personale per rendere omaggio alla Varzi, amica di mia nonna Bice e indimenticabile ospite del mio mondo immaginario. Cordialmente, Marivì

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