L’Idroscalo di Pavia e gli idrovolanti

La costruzione dell’Idroscalo di Pavia risale al 1926 e fu contemporanea a quella di analoghe strutture nei principali scali della tratta Torino-Trieste gestita dalla Società Italiana Servizi Aerei fondata dai fratelli triestini Cosulich, che ne fecero la prima linea di aviazione civile operante in Italia. L’idroscalo di Pavia divenne strategico per la tappa di rifornimento e per lo smistamento di merci e posta anche per la vicina area milanese.

Progettata da Giuseppe Pagano Pogatschnig, la struttura dell’idroscalo di Pavia era relativamente semplice e consisteva in un hangar con finestre sui tre lati edificato su piloni in cemento armato poggianti sul greto del fiume. L’attracco degli idrovolanti avveniva al termine degli scivoli che consentivano le operazioni di sbarco e imbarco dei passeggeri e l’eventuale ricovero del velivolo all’interno dell’hangar. Originariamente aveva un numero civico, il n. 51 del Lungo Ticino Sforza, la cui targhetta si può ancora vedere sul muro esterno dal lato della strada.
La cerimonia di inaugurazione avvenne il 1º aprile 1926 accogliendo il volo inaugurale che partì dall’Idroscalo di Torino con un piccolo idrovolante biplano monomotore CANT 10 Ter a cinque posti interni pilotato dal generale Balzani. La rotta seguiva il corso del fiume Po e comprendeva le tappe di Pavia e Venezia, con arrivo all’Idroscalo di Trieste, che fu ricavato riadattando un precedente scalo militare[1]. Il volo era di una durata di circa cinque ore e copriva una distanza di 574 chilometri. Il 16 ottobre 1926 venne creata la seconda linea che idealmente continuava la rotta della prima; essa collegava Venezia a Zara, facendo scalo a Trieste e Lussinpiccolo.

L’idroscalo rimase in funzione fino al 1942, quando la SISA venne assorbita dalla Società Aerea Mediterranea[2] e in seguito fu abbandonato. Negli ultimi anni sono stati proposti alcuni progetti di recupero, di cui uno riguardante l’ipotesi di realizzare un ristorante affacciato sul fiume ma nessuno ha avuto successo e attualmente l’idroscalo versa in condizioni di completo abbandono e degrado ambientale.

 Il primo aprile 1926 iniziò ufficialmente la linea Trieste-Torino-Trieste con scalo a Pavia e Venezia, con un volo dimostrativo di due coppie di idrovolanti, rispettivamente e contemporaneamente in partenza da Torino e Venezia.

L’idrovolante era un CANT 10, (un monomotore da trasporto civile che apparve nella primavera del 1925.
Il prototipo, di costruzione lignea, era dotato di un motore Fiat A 12 bis da 300 cv, azionante un’elica bipala in legno propulsiva).

Il viaggio di 575 km veniva coperto in circa 5 ore di volo.
La rotta seguiva il corso del fiume Po e comprendeva gli idroscali, costruiti ex novo, di: Torino-Venezia, Pavia-Trieste, riadattando quello militare

La fattibilità dei collegamenti aerei era stata dimostrata e per giunta impiegando degli idrovolanti. La disponibilità sull’intero territorio nazionale di fiumi e laghi era tale da poter assicurare degli ammaraggi alternativi anche in caso di gravi emergenze.

In quel giorno nasceva l’aviazione commerciale.

Così la S.I.S.A. Società Italiana Servizi Aerei, inaugurò regolari collegamenti, con partenze tre volte la settimana da Trieste alle 11,00 ed arrivo, dopo le soste a Venezia e Pavia, a Torino alle 16,10, poi destinata a prolungarsi prima sino a Genova, per diventare internazionale con destinazione finale Barcellona.

 

Poiché la carlinga dei velivoli non era ancora pressurizzata e vi erano abbondanti spifferi, ai viaggiatori, inclusa nel biglietto, che si aggirava sulle 350 lire, che all’epoca corrispondeva ad uno stipendio medio alto; veniva offerto per difendersi dal freddo, una coperta e una borsa d’acqua calda e dei batuffoli di ovatta per attutire il rumore del motore posizionato sulle loro teste.

L’idroscalo di Pavia fu costruito per conto della Società Italiana Servizi Aerei di Trieste, e presto divenne autonomo, smistando merci e posta anche per l’area milanese. Progettato da Giuseppe Pagano Pogatschnig (1886-1945) rappresenta uno dei primi esempi di architettura razionalista a Pavia.

In seguito, dopo la linea iniziale le rotte successive si svilupparono toccando i maggiori centri e isole delle due sponde dell’Adriatico, fino al primo maggio 1934, epoca in cui la S.I.S.A. fu inglobata nella S.A.M. Società Aerea Mediterranea primo passo della concentrazione di tutte le compagnie minori in due uniche grandi linee aeree volute dal Governo Italiano.

Scoppiata la seconda guerra mondiale lo Stato Maggiore dell’Aeronautica impose la militarizzazione dell’aviazione civile, che passò sotto il controllo del Comando Servizi Aerei Speciali C.S.A.S.

Alla fine del conflitto la S.I.S.A. riprese l’attività che proseguì fino al 1949, anno in cui fu assorbita dall’Avio Linee Italiane, formando l’Ali Flotte Riunite, concludendo, di fatto, il trasporto aereo commerciale con idrovolanti nel nostro paese.

Fonti: www.paviaedintorni.it , Wikipedia

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