Il giorno di San Biagio

Penso che tutti i nostri lettori conoscano la cosiddetta “festa di Halloween” solo per averne sentito, forse anche solo fugacemente, parlare dai giornali e dagli altri mass-media che hanno contribuito in maniera significativa alla sua diffusione qui in Italia, compreso il nostro Oltrepò.
Forse non tutti sono a conoscenza dell’origine di questa “saga” celebrata dalle antiche popolazioni celtiche nella notte di Samhain, a metà ottobre, per festeggiare il principe della morte.
Al fine di sradicare questa superstizione pagana Papa Gregorio IV decise di chiedere all’imperatore Ludovico il Pio di trasferire la solennità di Ognissanti dal 13 maggio al 1 novembre, come viene ancora oggi celebrata nel calendario liturgico cattolico.
Rimase, tuttavia, in alcuni paesi l’usanza di mascherarsi da parte dei giovani e di girare di casa in casa in cerca di dolciumi oppure regali di diversa natura.
Sono, però, prevalsi scherzi di natura profana che sfociano persino in forme di satanismo oppure di culto esoterico dei morti.
Vi chiederete a questo punto cosa lega, in qualche modo, questa saga al nostro territorio oltrepadano… ebbene qui in Oltrepò era solito, sino ad alcuni decenni orsono, lo svolgersi di una bella tradizione che aveva luogo il 3 febbraio, giorno di San Biagio.
Questo giorno era la data in cui aveva luogo una specie di “festa dei bambini” poichè gruppi di allegri fanciulli erano soliti girare per i centri abitati, durante questa giornata, bussando alle porte delle case per raccontare a chi apriva l’uscio filastrocche e altri generi di storielle ricevendo in cambio sorrisi, dolciumi e frutta secca, elargendo agli abitanti del paese oppure del borgo smorfie e saltelli.
Era una vera allegria contagiosa!
Non si prendevano a modello i morti, quasi volendo scimmiottarli, dei quali si aveva, anzi, rispetto e non ci si mascherava affatto essendo vestiti normalmente e in modo del tutto riconoscibile.
Era un modo per stringere un ponte ideale tra le nuove e le vecchie generazioni strappando un sorriso a coloro che, causa l’età avanzata, non erano più soliti uscire dalla propria dimora ma che si rammentavano invece episodi curiosi legati ai genitori di questi fanciulli, informandosi da essi su nonni e parenti che non si era più soliti vedere.
Il tutto terminava con una merenda con la frutta e i dolci ricevuti, prima di sciogliere l’allegra comitiva!

Fonti per l’articolo: wikipedia ed uno dei libri della collana “Primus Collis”

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