I Longobardi e l’Oltrepo’

Come è stato pubblicato recentemente su un articolo del quotidiano locale “La Provincia Pavese” a Gambolò sono state ritrovate, nel corso di alcuni lavori pubblici, undici tombe risalenti all’epoca longobarda; vogliamo soffermarci in questo breve articolo proprio su questo popolo che per per ben due secoli ebbe in Pavia la Capitale del proprio Regno.
Partiamo dal prezioso contributo offerto da un ciclo di sei conferenze sui Longobardi tenuto da Giancarlo Baruffi in collaborazione con il Castello Visconteo di Pavia sul tema “I Longobardi. Un popolo che cambia la storia” volto alla valorizzazione di un itinerario altomedioevale che attraversava sei Comuni dell’Oltrepò pavese orientale come è documentato da un’opera avente come titolo “Miracula Sancti Columbani”.
L’opera era volta alla documentazione dell’unica traslazione delle venerate spoglie di San Colombano fuori da Bobbio nel 929 d.C. le quali giunsero fino a Pavia per ottenere dal sovrano longobardo Ugo di Provenza giustizia in merito a pesanti vessazioni effettuate da personaggi riconducibili alla Corte pavese: il vescovo Guido di Piacenza ed il figlio Raginerio conte di quella città.
Si giunse all’ordalia per risolvere la controversia e venne vinta dal monastero di Bobbio che vide accolte dal Re Ugo le proprie pretese.
Gli studi effettuati, la toponomastica ancora in uso ed i ritrovamenti archeologici dimostrano come l’intero areale geografico da Bobbio a Pavia, attraverso l’alta Valle Tidone pavese e la Valle Versa ed il passo di Po di Portalbera sin dall’epoca della conquista longobarda, in particolare dai tempi di Aglilulfo, venne usato frequentemente per indicare tali aree; in Oltrepò pavese si possono riconoscere le tracce della travagliata conversione al cattolicesimo dei Longobardi  e altrettanto visibili sono le tracce dell’opera del vescovo Damiano di Pavia per superare nel 697 lo Scisma Tricapitolino.
Su questa strada che unisce Bobbio a Pavia è altamente probabile che si siano incamminati lo stesso San Colombano coi suoi monaci per fondare il loro monastero a Bobbio dopo aver ottenuto nel 614 a Milano da Aglilulfo e Teodolinda l’autorizzazione regia e una consistente donazione terriera per il sostentamento del loro monastero.

A testimonianza dell’epoca longobarda a Pavia possiamo ancora oggi ammirare in città alcuni monumenti celebrissimi tra i quali non possiamo non ricordare:

  1. la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che ospita le spoglie mortali di Sant’Agostino;
  2. la Chiesa di Sant’Eusebio, noto ai tempi di Rotari come cattedrale ariana, divenuta chiesa cattolica con il Re Ariperto I ed il vescovo Anastasio nel VII secolo;
  3. il battistero di San Giovanni ad Fontes nella vicina Lomello;
  4. il Palazzo Reale completamente distrutto oramai;
  5. la Chiesa di Santa Maria in Pertica anch’essa andata completamente perduta nel corso dei secoli come accadde anche per il monastero di San Salvatore, edificato per volere di Re Ariperto, e la basilica di San Giovanni Battista edificata su desiderio della Regina Gundeperga.

Altri importanti vestigia dell’epoca è possbile ammirare nel Museo Civico della città di Pavia.

Fonti per l’articolo: wikipedia ed il sito “Itinerari turistici a Pavia. I Longobardi e l’Oltrepò”

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